Certamente sappiamo che il Sangiovese è il vitigno più coltivato in Italia, secondo l’UIV oggi la superficie vitata misura 53.865 ettari, in netto calo rispetto ai 71.000 circa di pochi anni fa.
Anche in Toscana, da sempre ritenuta la patria del Sangiovese, la superficie coltivata al nobile vitigno è in calo, ma occupa comunque 35.578 ettari, esattamente 2/3 del totale.
In Italia rientra addirittura nei disciplinari di ben 243 vini tra doc e docg!

Le inconfondibili foglie del Sangiovese


Certamente in Toscana si ottengono i più grandi vini a base di uva Sangiovese, solo se consideriamo il Brunello di Montalcino, tanto per citare il più famoso, sappiamo di non sbagliare e sappiamo anche che è in ottima compagnia!
Sommando i due parametri, superficie vitata e grandi vini ottenuti, viene da pensare che il Sangiovese sia davvero nato qui.
Va detto anche che due indizi non fanno una prova e come al solito andiamo a bussare alla porta dei genetisti per vedere se troviamo delle prove o almeno degli indizi.

Sangiovese inizio invaiatura


Fino a ieri le ipotesi più accreditate erano proprio quelle che puntavano su un’origine toscana del Sangiovese e le ricerche genetiche si sono concentrate sull’affinità genetica del Sangiovese con gli altri vitigni diffusi in regione.
Si è ipotizzata un’origine etrusca, visto che gli etruschi sono stati certamente importanti viticoltori ed esportatori di vino.
L’avvento della ricerca genetica anche in ampelografia ha iniziato a dare i suoi primi frutti già alla fine dello scorso millennio, quando si sono studiate le parentele tra il Sangiovese e gli altri vitigni considerati in qualche modo autoctoni toscani e ci si è sorpresi quando si è scoperto che non esiste parentela evidente con nessuno di essi!
L’unico vitigno abbastanza diffuso in Toscana che abbia una certa affinità genetica con il Sangiovese sembra essere il Ciliegiolo.

Un bel calice di Sangiovese


Di certo però recentemente è stato scoperto che il Ciliegiolo è l’Aglianicone, che è certamente originario del sud Italia.
Allora dove cercare?
Figli illustri
Ricerche recenti, ottenute da tre diversi gruppi di ricercatori autonomamente, sembra che abbiano dimostrato in maniera molto attendibile che il Sangiovese sarebbe uno dei due genitori del Nerello mascalese, vitigno oggi molto apprezzato e recentemente portato agli onori della cronaca grazie al successo dei vini dell’Etna.
L’altro genitore del Nerello mascalese, per la cronaca, sarebbe il Mantonico di Bianco (da non confondere con il Montonico), un nobile vitigno calabrese.
Questa notizia, se confermata, ma ormai è data praticamente per certa, metterebbe anche la pietra tombale su ipotesi mai dimostrate di una parentela stretta tra il Nerello mascalese e il Pinot nero.

Nerello mascalese


Altri sarebbero i figli illustri del Sangiovese, uno in particolare è il protagonista della viticoltura calabrese, il Gaglioppo.
L’altro figlio degli stessi genitori sarebbe il Mantonicone.
Altri parenti
Non finisce qui la ragnatela di parenti del Sangiovese nel mezzogiorno d’Italia, altri studi condotti dal CRA di Bari annoverano il Susumaniello e il Tuccanese Turi tra i parenti stretti del Sangiovese.
Un altro studio individua la parentela del Sangiovese con il Greco nero di Cosenza e un altro studio ancora annovera un vitigno quasi estinto tra i parenti del Sangiovese, si tratta del Calabrese di Montenuovo.

Gaglioppo


Diversi studi individuano anche una parentela con il Moscato violetto, ma questo forse potrebbe essere un figlio del Sangiovese.
Altri studi individuano una parentela con un antico vitigno meridionale, il Negrodolce.
Il Sangiovese è tuttora coltivato in Calabria e in Sicilia e diversi ricercatori sono propensi a credere che sia nato proprio in una di queste due regioni, per poi trasferirsi in Toscana, dove ha trovato la sua nuova patria e dove ha generato i vini più prestigiosi.

Brunello di Montalcino riserva Ripe al Convento


In Toscana le prime tracce del Sangiovese le troviamo nel 1590 quando Giovan Vettorio Soderini, nel suo “ Trattato della coltivazione delle viti, e del frutto che se ne può cavare”
ne parla dicendo che «il Sangiogheto è un vitigno rimarchevole per la sua produttività regolare.
I genetisti avranno ancora da lavorare, ma il quadro che ne viene fuori a oggi lascia intuire le origini meridionali del prestigioso vitigno.
Pertanto stappo un Brunello di Montalcino riserva 2010 Castelgiocondo alla vostra
Salute

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