Vermentino

Vermentino

Appena tornati dalle vacanze mi sembra opportuno parlare di Vermentino.
Il Vermentino è il principale vitigno a bacca bianca della Liguria, della Sardegna e della Corsica, ma la sua importanza sta crescendo molto anche in Toscana.
In Liguria è il vitigno più coltivato in assoluto, occupando 354 ettari pari a ben il 23% della superficie vitata regionale, ma arriva al 36% se consideriamo anche il Pigato (altri 200 ettari), che in realtà rientra a pieno diritto nella famiglia dei Vermentini.
In Sardegna occupa ben 3150 ettari, pari al 17% della superficie vitata regionale, secondo solo al Cannonau.
In Toscana occupa 653 ettari, pari a poco più dell’1% della superficie vitata, ma con un trend positivo e risultati più che confortanti.
In Corsica occupa come in Sardegna il 17% della superficie vitata, pari a circa 1190 ettari.
Il Vermentino, assume diversi nomi locali come: Rolle, Pigato, Agostenga, Fourmentin, Garbessu, Malvasia Grossa, Carbesso, Pizzamosca, Vemettino ed altri minori. In Spagna è noto come Listan, in Portogallo come Codega, in Francia come : Malvasia della Corsica o Malvois d’Espagne, Grosse Clarette e Piccabon.
Se considerassimo il Vermentino tutto insieme come una denominazione, nella GD italiana sarebbe il terzo vino più venduto, alle spalle di Chianti e Lambrusco, con un trend di crescita assolutamente unico, +10%, tale da far rabbrividire qualunque concorrente.
Noto fin dal XIV secolo non è ancora chiaro il suo luogo di origine, troppe versioni contrastanti, per cui è inutile elencare tutte le varie ipotesi.
Si tratta di un vitigno poco esigente, che si presta alla coltivazione sia nelle pianure che sui pendii, su dei suoli alluvionali, granitici e/o calcarei.
Tra i suoi tanti pregi ne ha uno molto importante: non teme la muffa grigia ed è abbastanza poco sensibile alla peronospora ed all’oidio, malattie che generano problemi soprattutto nei nostri climi.
Il Vermentino ha trovato la sua zona di elezione proprio nelle 4 regioni citate, ed in particolare in prossimità del mare.
Anche nelle piccole isole dell’arcipelago toscano riesce a giovarsi della vicinanza del mare, di cui riesce a sfruttare in maniera ottimale l’influenza.
Nella stupenda isola di Gorgona, il Vermentino insieme all’Ansonica, da alla luce un vino bianco frutto della collaborazione tra Marchesi de’ Frescobaldi e l’Istituto di Pena dell’Isola. Gli agronomi e gli enologi Frescobaldi lavorano insieme ai detenuti, trasferendo loro importanti competenze professionali che potranno essere riutilizzate al termine del periodo di detenzione, per un più facile reinserimento nella società. Il vino Gorgona proviene da un piccolo vigneto di circa un ettaro, posto nell’unica zona riparata dai forti venti marini, nel cuore di un anfiteatro da cui si domina il mare. Il vigneto viene gestito in coltura biologica dai detenuti del carcere.
A Gorgona con una bottiglia di Gorgona

A Gorgona con una bottiglia di Gorgona

Tornando al Vermentino in senso generale, il suo profilo aromatico differisce in funzione del suolo e del luogo di coltivazione.
Uno studio condotto dal Prof. Laurent Bourde della CIVAM (Centres d’Initiatives pour Valoriser l’Agriculture et le Milieu rural) e della Chambre Regionale d’Agriculture de Corse, realizzato in Corsica e in Sardegna, mostra che su certi terreni alluvionali si ottengono dei vini leggeri, freschi e fruttati, mentre sui suoli generati dallo sfaldamento del granito, si producono vini più grassi e più ricchi.
Il Vermentino maturato in “seconda epoca” presenta un profilo sensoriale che differisce in funzione della data di vendemmia. Raccolto precocemente, genera vini freschi, piuttosto floreali e fruttati (soprattutto frutti bianchi). Raccolto tardivamente, genera vini più grassi e voluminosi, dove le note aromatiche si intensificano : sentori di spezie, fiori bianchi, miele.
Anche la vinificazione influisce sui suoi aromi : la macerazione partecipa alla complessità aromatica del vino ma anche al suo equilibrio, la vinificazione a basse temperature genera degli aromi della famiglia degli esteri riconducibili alla banana o ad altri frutti bianchi.
Questo vitigno particolarmente ben adattato al clima mediterraneo permette di ottenere dei vini tanto differenti quanto eccezionali, caratteristica che ne fa un vitigno sempre più coltivato nelle regioni da cui proviene. Particolarmente a suo agio in un clima secco e caldo, non teme i cambiamenti climatici in corso. Per questo altre regioni vinicole dell’Italia settentrionale e della Francia cominciano a interessarsene.
Liguria
In Liguria la doc Colli di Luni si trova ai confini con la Toscana, nei dintorni della città di La Spezia. La zona di produzione è situata sulle due coste del fiume Magra, prevalentemente a sud della città. La denominazione è composta da una decina di vigneti di modeste dimensioni (6 ha in media), con una sola eccezione, che da sola produce ben metà di tutta la doc, vinificando 120 ettari di Vermentino. Il vigneto di Colli di Luni è molto sviluppato lungo il fiume Magra, in una zona dove si trova, come spessissimo in Italia, anche l’olivo.
A causa della forte frammentazione, troviamo climi, suoli ed esposizioni differenti.
Questa diversità è talmente accentuata che le vigne sono posizionate ad altitudini molto diverse. La più bassa è la cantina Patrizio Petrelli le cui vigne si trovano ad un livello molto vicino a quello del mare mentre la cantina Ottaviano Lambruschi possiede delle vigne a circa 210 metri di altitudine.
Questi gli estremi, in realtà la maggior parte dei vigneti della doc Colli di Luni sono situati tra i 40 e gli 80 metri di altitudine.
Geologicamente l’area presenta diverse tipologie di suoli, le vigne sono piantate prevalentemente sui pendii esposti a sud permettendo una maturazione ottimale.
Le vigne nei dintorni di Sarzana, sulla riva destra del Magra, generano, grazie ai suoi suoli calcarei, dei vini piuttosto fini ed eleganti.
Le poche vigne messe a dimora più lontano dalla Magra, a maggiori altitudini, su dei suoli con una quota maggiore di argilla, danno vita a vini più grassi.
Sulla riva sinistra del Magra troviamo dei vini più aromatici, più ricchi e più espressivi grazie a dei suoli piuttosto sabbiosi.
Solo le sponde del fiume Magra non beneficiano della denominazione Colli di Luni poiché qui vi sono dei depositi alluvionali troppo recenti e poco adatti ad una produzione di qualità.
Il clima e in particolar modo la pluviometria, sono molto influenzati dalla montagna e dal mare, che sono forti mitigatori delle temperature. Da maggio a ottobre, le temperature oscillano tra 15° e 32°C con medie di 25°C in agosto, condizione che permette una maturità lenta e omogenea del Vermentino.
Le tecniche di coltura sono piuttosto eterogenee e permettono ai produttori un buon margine di manovra. Non esiste una densità di impianto minima, ma la sua media è di circa 4000 ceppi per ettaro.
Il disciplinare della doc non impone un sistema di potatura, ma il Guyot semplice è il metodo più utilizzato. Più raro l’utilizzo del cordone speronato, sia monolaterale che bilaterale.
Generalmente le vigne restano inerbite per tutto l’anno al fine di limitare il vigore generato da certi suoli o portinnesti rigogliosi. Effettivamente, qualche vigna vecchia è innestata sull’esuberante SO4. Sui nuovi impianti, i viticoltori adottano generalmente il Richter 110 oppure il Kober 5BB in quanto meno vigorosi.
Gli stessi vitigni vengono fatti crescere in altezza e possono raggiungere i 2 metri, permettendo una buona fotosintesi, che migliora in seguito la maturazione.
Nel complesso, i vini prodotti nel DOC Colli di Luni sono dei vini freschi ed eleganti con una gradazione compresa tra 13 e 14% vol. La vinificazione ha luogo normalmente nei tini di inox.
Vigneto nei Colli di Luni

Vigneto nei Colli di Luni

Sardegna
La Sardegna attualmente è la regione che produce la maggiore quantità di Vermentino attraverso una doc e una docg, capaci di esprimere prodotti di eccellente qualità.
La denominazione « Vermentino di Sardegna » è la più rilevante DOC tra i vini bianchi sardi con numeri di tutto rispetto. La principale zona di produzione si trova nei dintorni della città di Cagliari (circa 600 ha), attorno al Golfo di Palmas e sull’isola di S Antioco troviamo estensioni importanti di vigneti iscritti all’albo.
L’altra importante zona di produzione della DOC « Vermentino di Sardegna » si trova nei pressi della città di Oristano ricoprendo una superficie di circa 115 ha. Questa denominazione si trova ugualmente sulla totalità dell’isola ma in maniera più dispersiva. Il disciplinare proibisce la produzione della DOC su dei terreni poco profondi, delle dune, dei terreni mal esposti e i terreni situati ad un’altitudine superiore a 600 metri.

Il disciplinare di produzione del Vermentino di Sardegna lascia una grande libertà ai produttori ed ha maglie molto larghe, tanto che probabilmente sarebbe opportuno pensare a porre dei limiti un po’ più severi. Questa DOC richiede una densità minima di impianto pari a 3500 ceppi l’ettaro e una produzione massima si 16 quintali l’ettaro. La maggior parte delle vigne sono coltivate a cordone speronato in modo da limitare gli eccessi di vigore e quindi di produzione. Di fatto sono i produttori stessi si autolimitano, producendo molto meno di quanto il disciplinare consentirebbe.
La zona di produzione della DOC “Vermentino di Sardegna”, coincide geograficamente con l’intero territorio della Sardegna, che ha una superficie di 24.090 chilometri quadrati, e risulta essere la seconda isola del Mar Mediterraneo.
La Sardegna, posta al centro del Mediterraneo Occidentale, viene a trovarsi tra la zona temperata europea e la zona subtropicale africana, in piena area climatica mediterranea. Il suo clima infatti risente di questa sua posizione con inverni relativamente miti, specie nelle zone costiere e stabilità del tempo durante la calda estate, con una quasi assoluta mancanza di pioggia; inoltre l’Isola ha, in tutte le stagioni, una notevole ventosità, infatti essa è sotto il dominio delle correnti aeree occidentali che, con altissima frequenza, sono richiamate dall’Atlantico sui centri di bassa pressione mediterranei; il vento pertanto è una delle più importanti componenti naturali del clima sardo. In base alle osservazioni meteorologiche possiamo affermare che il vento più frequente che soffia sulla Sardegna è il Maestrale. Un altro importante aspetto che fa sentire la sua influenza sul clima della Sardegna è la breve distanza di tutti i punti dell’Isola dal mare. Il punto più interno dista infatti 53 chilometri, e ne deriva che, in nessuna zona interna, il clima assume carattere continentale; lungo le coste, invece, si riscontra clima veramente mite per l’elevata temperatura media e per le modeste escursioni termiche. Pur se oltre la metà del territorio in questione si trova ad un’altitudine inferiore a 300 metri sul mare, l’isola è considerata montuosa perché i rilievi, pur non raggiungendo altezze considerevoli, hanno forme aspre, con declivi ripidi, caratterizzati da forti pendenze che vanno ad influenzare le loro attitudini alla coltivazione, compresa quella viticola. L’andamento della temperatura dell’Isola è simile a quello delle altre zone mediterranee. Le acque del Mediterraneo, in conseguenza della loro evoluzione termica, fanno sentire decisamente la loro influenza, per cui sia l’inverno che l’estate le temperature sono miti. Le precipitazioni che si verificano sulla Sardegna sono quasi esclusivamente piogge cicloniche, dovute alle perturbazioni indotte dalle depressioni barometriche che prendono origine in conseguenza dell’elevata temperatura delle acque che circondano l’Isola. Tali perturbazioni, condizionano l’andamento pluviometrico che è caratterizzato di norma da due periodi piovosi: uno vernino-primaverile ed uno autunnale, con una quantità di piogge che è bassa nelle pianure litoranee ed aumenta relativamente verso l’interno; la media annuale delle precipitazioni è di 775 millimetri, quantitativo che sarebbe largamente sufficiente ai fabbisogni della viticoltura isolana se la distribuzione nello spazio e nel tempo fosse più regolare; infatti, mentre nelle zone interne del centro-nord dell’Isola si accerta una piovosità media annua di 1000 mm, nelle zone litoranee e nelle pianure in nessun caso supera i 600 mm per scendere fino a 400 mm nella parte più meridionale dell’Isola.

Vermentino nell'azienda Depperu

Vermentino nell’azienda Depperu

La Sardegna è considerata una delle terre più antiche del bacino del Mediterraneo: in essa sono praticamente presenti tutte le ere geologiche, dalla Paleozoica alla Quaternaria. Le formazioni più antiche possono essere considerate quelle granitiche che sono caratteristiche della Gallura, mentre nella parte centrale le stesse sono coperte da rocce metamorfiche, schistose. L’era Mesozoica è caratterizzata dai calcari dolomitici presenti nella Nurra di Alghero, nei monti del Sarcidano, di Oliena e Monte Albo ad Orosei. Al Terziario appartengono le rocce effusive, trachiti, andesiti, che ritroviamo nella parte Nord-occidentale e nel basso Sulcis e le rocce sedimentarie mioceniche presenti nella Romangia, nella Marmilla e nella Trexenta. Le colate basaltiche quaternarie caratterizzano la zona centrale dell’Isola, i rilievi della costa orientale del Golfo di Orosei e i caratteristici profili del Logudoro. Ancora all’era Quaternaria appartengono le sedimentazioni che hanno coperto la vasta pianura del Campidano e le minori aree alluvionali presenti un po’ dappertutto. I terreni derivanti hanno logicamente una composizione che rispecchia la formazione rocciosa d’origine e che possono essere distinti in:

– terreni alluvionali, originatisi appunto dalle alluvioni del quaternario e caratterizzati da strati profondi, di buona permeabilità, con una composizione simile a quella delle rocce che hanno contribuito ai depositi alluvionali;
– terreni calcarei, derivati dal disgregamento delle rocce calcaree, ricchi di questo elemento, ma non molto dotati in elementi nutritivi;
– terreni trachitici, caratterizzati da una limitata profondità, ma discretamente dotati di potassio, poveri, invece, di fosforo e di azoto, come del resto la maggior parte dei terreni sardi;
– terreni basaltici, in genere autoctoni e quindi di minima profondità, particolarmente ricchi di microelementi;
– terreni schistosi, a volte molto profondi, particolarmente ricchi di potassio e con discreta dotazione di fosforo;
– terreni di disfacimento granitico, sabbiosi, sciolti, acidi o sub-acidi, ricchi di potassio, ma poveri di fosforo e di azoto.
La docg Vermentino di Gallura ha invece un disciplinare piuttosto severo, prevede l’utilizzo di Vermentino per almeno il 95%, le uve destinate alla produzione dei vini a DOCG «Vermentino di Gallura» devono provenire dal territorio geograficamente definito «Gallura». Detta zona di produzione comprende l’intero territorio dei comuni di Aggius, Aglientu, Arzachena, Badesi, Berchidda, Bortigiadas, Budoni, Calangianus, Golfo Aranci, Loiri Porto San Paolo, Luogosanto, Luras, Monti, Olbia, Oschiri, Palau, S. Antonio di Gallura, S. Teodoro, S. Teresa di Gallura, Telti, Tempio Pausania, Trinità d’Agultu, in Provincia di Olbia-Tempio, e Viddalba in Provincia di Sassari.
La zona di produzione è la Gallura, posta nella parte Nord orientale della Sardegna, si estende quasi interamente nella provincia di Olbia-Tempio, con un’appendice territoriale in provincia di Sassari. La zona più a ridosso del mare è caratterizzata da rocce di granito levigate e modellate dal vento e dall’acqua, e una fitta e caratteristica macchia mediterranea. La parte più interna è invece caratterizzata da boschi di querce, sughere e olivastri, quasi a protezione di architetture antichissime. Il sottosuolo è principalmente di origine granitica ricoperto da spessori variabili di sabbia a grani grossi, mescolata in qualche occasione con argilla e strati sottili di microelementi utili a rendere resistente la vegetazione. Quanto più è grossolana la tessitura del suolo, tanto meglio si sviluppa la vite poiché può facilmente approfondirsi l’apparato radicale. Pertanto i suoli sabbiosi e quindi ricchi di scheletro sono tendenzialmente più indicati per la viticoltura e danno luogo a vini profumati, gradevoli e di buon tenore alcolico. Il che, unito a fattori climatici e ambientali unici, sole e vento costante, fa della Gallura una delle zone italiane più vocate alla viticoltura, in particolare alla coltivazione del Vermentino che si trova sia nei terreni sul livello del mare fino alle pendici montane fino a 500 metri s.l.m. L’ossatura geologica si è costituita circa 300 milioni di anni fa: durante l’orogenesi ercinica si formarono enormi ammassi di roccia fusa che raffreddando lentamente diedero origine a strati di roccia con struttura cristallina e tessitura isotropa. Lo smantellamento delle formazioni rocciose sovrastanti diede origine al vasto complesso granitoide della Gallura e l’inizio della sua erosione. Dall’alterazione delle altre componenti della roccia, feldspati e biotite, derivano le frazioni argillose e colloidali più fini che conferiscono una forma di coesione alla massa arenizzata. Il clima è temperato caldo, caratterizzato da inverni miti. Le precipitazioni sono concentrate nel periodo autunnale e invernale durante il periodo di dormienza della vite, con deboli piogge nel periodo primaverile durante la ripresa vegetativa e comunque inferiori ai 700 mm annui. Una costante ventosità caratterizza la zona della Gallura, questo dà origine ad uve integre dal punto di vista sanitario soprattutto nelle zone vicine al mare in quanto il vento in queste zone è particolarmente salmastro.

Fattori umani rilevanti:
L’origine presunta del Vermentino è spagnola e l’epoca d’introduzione delle viti dovrebbe essere tra il XV e il XVIII sec. d.C. a darne notizia sono stati studiosi del XX secolo, fautori aprioristicamente di una derivazione extraisolana. Ritrovamenti di materiale organico, di recipienti atti a contenere vino e di tracce dello stesso individuate in alcune brocchette askoidi ritrovate in diverse zone archeologiche della Gallura hanno evidenziato l’esistenza di un‘attività vinicola fiorente in epoca nuragica, in particolare nel periodo del Bronzo medio e recente (1400-1200 a. C.). Per la prima volta il vitigno Vermentino è segnalato dall’Angius proprio in Gallura. In origine nasce come uva da tavola e come tale è ricordato dal conte di Rovasenda (1877). La Gallura oltre che terra d’origine, è l’area dell’isola dove il Vermentino dà i migliori risultati. La vera origine rimane ai nostri giorni sconosciuta: recenti acquisizioni della biologia molecolare evidenziano un’origine orientale, più che del vitigno in questione, della varietà impollinata; risulta evidente la volontà da parte dell’uomo di selezionare e propagare i cloni di Vermentino considerati migliori e più adatti alla zona di coltivazione.
Il Vermentino di Gallura D.O.C.G. cresce nei suoli sopra descritti che presentano oltre ad una buona permeabilità e porosità, un elevato contenuto di potassio. Tutto ciò conferisce ai vini eccezionali prerogative di profumo, tenore alcolico, mineralità e una buona acidità naturale grazie anche

Nei vigneti di Vermentino Surrau

Nei vigneti di Vermentino Surrau

alle peculiarità climatiche ottimali in fatto di insolazione e ventilazione continua della zona di produzione.
In Toscana la doc più rilevante per il Vermentino è la doc Bolgheri, ma esistono anche le doc Montecarlo Vermentino, Candia dei Colli Apuani e Maremma Vermentino.
Le uve destinate alla produzione dei vini a denominazione di origine controllata «Bolgheri»
devono essere prodotte nell’ambito del territorio amministrativo del comune di Castagneto
Carducci in provincia di Livorno ad esclusione dei territori ubicati ad ovest della s. s. Aurelia, vecchio tracciato, La denominazione di origine controllata «Bolgheri» Vermentino è riservata al vino
provenienti dalle uve del vitigno Vermentino per almeno l’85%.
La denominazione è circondata da montagne a nord-est e delimitata dal mar Tirreno a ovest. Tale esposizione è al riparo dai venti freddi e dalle piogge provenienti da nord, accentuando l’influenza del mediterraneo. Poiché la media delle temperature tra marzo e settembre è di 18.6°C, si hanno delle estati temperate e quindi delle maturazioni lente. Anche la pluviometria è limitata in media con solo 600 mm per anno.
La maggior parte del vigneto è piantato su una pianura alluvionale composta da ciottoli e argilla. In prossimità della costa, troviamo degli antichi depositi marini costituiti da sabbia, calcare e argilla. Questa zona, più fertile, possiede solo poche vigne.
Le vigne sono piantate al massimo a 400 metri di altitudine dove si trovano depositi alluvionali più antichi caratterizzati dall’abbondante presenza di ferro.

La denominazione Bolgheri è essenzialmente costituita da vitigni rossi tra i quali il 45% è il Cabernet Sauvignon.
Il Vermentino è invece il vitigno bianco più piantato nella zona, ma rappresenta solo il 5% della superficie di Bolgheri, in totale 50 ettari.
È generalmente piantato sui primi pendii al fine di permettere una maturazione ottimale.
La densità di impianto varia in funzione della loro età. Gli appezzamenti più vecchi sono piantati generalmente a 5 500 o 6 000 ceppi per ettaro, mentre i più giovani sono vicini ai 7 000 ceppi per ettaro con qualche eccezione di vigneti a 10 000 ceppi per ettaro. La normativa non ammette densità inferiori a 4000 ceppi per ettaro.
Il disciplinare della DOC Bolgheri Vermentino è il più severo tra quelli esaminati e prevede una resa massima pari a 70 hl/ha (9 T/ha e 1.5 Kg/ceppo).
Poiché le densità sono fitte, il sistema della potatura é piuttosto severo. In prevalenza si utilizza il cordone speronato. Si trova anche qualche esempio di Guyot semplice o anche di Gobelet.
Per quanto riguarda il supporto vegetativo, si utilizza spesso il portinnesto Richter 110 sul Vermentino, che permette di evitare alla vigna lo stress idrico nelle annate siccitose.
In pratica quasi tutti utilizzano Vermentino in purezza, alcuni lo assemblano con del Viognier, del Sauvignon, dello Chardonnay, o del Trebbiano. VermentinoP1_091012_v2.4 2012
In Toscana la richiesta di Vermentino sta crescendo molto negli ultimi anni e non mancano belle sorprese anche dal punto di vista qualitativo, particolarmente in Maremma, dove le aziende si stanno mostrando molto attive.
La Corsica

L’isola si estende su 150 km di lunghezza per 50 km di larghezza.
I suoi rilievi e la sua situazione geografica permettono una diversità viticola fuori dalla norma con 9 AOP molto diverse che producono dei vini bianchi, rosé e rossi. La più settentrionale dell’isola, è l’AOP Coteau del Capo Corso che copre solo 30 ettari. Qui troviamo vigneti molto frazionati e di taglia molto piccola. A sud-ovest del Capo, si trova l’AOP Patrimonio, che, con i suoi 420 ettari, oltre che la più estesa, è la più antica e rinomata.
Sempre sulla costa occidentale, si trova l’AOP Corse Calvi (290 ettari), ancora più a sud l’AOP Ajaccio (220 ha) che si estende su 60 km.
Qualche chilometro più a sud, troviamo le AOP Corse Sartène e Corse Figari, che contano rispettivamente 120 e 130 ha.
Sulla costa Est si trovano le AOP Corse Porto Vecchio (66ha) e l’AOP Corse. Quest’ultima è la più consistente di tutte con 1300 ha compresi tra Travo a sud e Bastia a nord.

Geologia
L’isola è formata da suoli di origine molto diversa e da diversi micro-climi fortemente influenzati dai rilievi.
Troviamo principalmente dei suoli calcarei e scistosi nella zona di Patrimonio e dei suoli di origine granitica su Calvi, Sartène, Ajaccio, Figari, e Porto-Vecchio.
L’AOP Corse rappresenta un’eccezione. Troviamo qualche terreno scistoso nella porzione più alta ma é prevalentemente una zona di origine marina più o meno calcarea con presenza di materiale alluvionale più o meno antico. Questa «striscia di terra» di circa 10 Km di ampiezza, vicina ai rilievi, gode di piogge abbondanti in primavera ed in autunno.
La pluviometria dell’isola varia tra i 350 e i 750 mm. Le zone più piovose si trovano su parte della costa orientale e a Patrimonio. A causa dell’assenza di rilievi importanti ed alla loro posizione alle estremità Nord e Sud dell’isola (più ventilate), i vigneti di Sartène, Figari e Porto-Vecchio e quelli del Capo Corso sono i più aridi. Tali condizioni permettono d’ottenere un Vermentino generalmente più grasso, e più ricco (accentuato dalla presenza di arenaria granitica) a differenza dei vitigni più settentrionali che danno vita a dei vini più fini.

Domaine Pieretti

Domaine Pieretti

Tecniche di coltura
Le zone più meridionali devono tenere conto di un fattore importante, la carenza d’acqua. Tale fattore è determinante in Corsica laddove le vigne sono innestate sullo stesso portinnesto : l’R 110 molto resistente all’aridità. Il problema della siccità, accentuato dall’erba e dal diserbaggio (meccanico o chimico) è molto diffuso sull’isola.
La densità d’impianto, oscilla in media attorno ai 3 500 – 4 000 ceppi per ettaro, ma la tendenza attuale è quella di aumentarne la densità. Effettivamente, l’attuale disciplinare impone una densità di 4 000 ceppi per ettaro.
Sulla costa orientale, la maggioranza delle viti é piantata su pendii a piccoli terrazzamenti, che consentono di coltivare i diversi vitigni che concorrono alla AOP Corse. La dimensione dell’impianto permette una meccanizzazione più intensa; troviamo quindi dei vasti settori piantati su altopiani e su pendii con densità d’impianto generalmente meno importante.
Il Vermentino rappresenta quasi il 100% degli AOP bianchi, ma può essere unito ad altri vitigni locali come il Biancu Gentile, il Genovese e la Codivarta. Questi vitigni sono menzionati in tutti i disciplinari ma sono ancora poco utilizzati.
La resa è limitata a 50 hl/ha per tutte le denominazioni micro-regionali e delle città e 55 hl/ha per l’AOP Corse. Per realizzare questa resa la potatura deve essere adeguata. I disciplinari impongono la potatura in cordone speronato o in Guyot con un numero massimo di gemme pari a 10 per ceppo.
Anche il metodo di coltivazione a spalliera è rigorosamente controllato grazie a dei disciplinari rigidi al fine di ottenere una maturità ottimale.
Descrizioni organolettiche
Secondo lo studio del Prof. Laurent Bourde i vini da uve Vermentino risultano abbastanza omogenei, con differenze legate ai luoghi, ma una generale coerenza.
In particolare i vini Vermentino dei Colli di Luni risultano di colore leggermente più giallo (da giallo pallido a giallo paglierino), sono intensi, complessi dagli aromi più marcati di frutti esotici ma anche di frutti bianchi. L’aspetto fiori bianchi e fiori gialli è ugualmente molto presente, così come miele polline. In bocca sono equilibrati, abbastanza corpulenti e meno acidi. Pur essendo analiticamente più acidi, questi vini vengono percepiti durante la degustazione come meno acidi grazie a un loro equilibrio particolare.
I vini della doc Bolgheri e delle altre doc Toscane si distinguono per la loro intensità, abbastanza complessi, fruttati (frutti bianchi) e floreali (fiori gialli). In bocca, sono mediamente corpulenti, grassi con un’acidità interessante. Sono anche più lunghi in bocca.
I vini DOC Vermentino di Sardegna sono stati giudicati di colore giallo pallido, intensi a livello aromatico e complessi con aromi fruttati, essenzialmente di tipo frutti bianchi e delle note di frutti esotici. In bocca sono equilibrati, corpulenti, grassi e dotati di un’acidità interessante. Sono anche piuttosto lunghi in bocca.
Il prof. Bourde non ha analizzato organoletticamente i vini della docg Vermentino di Gallura, che, grazie alla particolare geologia della zona di produzione, risultano grassi, minerali e molto complessi, in alcuni casi toccano livelli qualitativi molto interessanti, raggiungendo sul mercato spesso quotazioni di tutto rispetto.
Le denominazioni della Corsica
La tendenza dei vini corsi è quella di essere di colore piuttosto pallido, un po’ meno intensi con delle note di frutti bianchi, fiori bianchi, agrumi e più amilici (note aromatiche piuttosto fresche tendenti alla finezza). Sono anche meno mielati. In bocca i vini Corsi hanno una buona acidità ma sono meno grassi e di conseguenza percepiti più magri.

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