Dolia1La civiltà Romana è stata la civiltà chiave nello sviluppo del vino in tutti i suoi aspetti.
Infatti i Romani sono i padri della regolamentazione giuridica, del commercio del vino e della moderna viticoltura.
L’ascesa dell’impero romano ha portato ad un aumento della tecnologia e della conoscenza delle tecniche di produzione vinicola ed è attraverso i romani che si diffuse in tutto l’impero. L’influenza romana ebbe un profondo effetto sulle storie delle regioni vinicole più importanti , dunque in Italia, in Francia, in Germania, in Portogallo e in Spagna. I Romani introdussero il diritto di proprietà della terra, garantendone i confini attraverso il catasto e la centuriazione.
Nelle mani dei Romani, il vino diventa “democratico” dunque disponibile per tutti, dal più basso schiavo al contadino e fino naturalmente all’aristocratico.
Di fatto il vino era una necessità vitale per i romani tutti i giorni. Ciò ha portato la viticoltura e la produzione di vino in tutte le zone dell’impero, al fine di garantire un approvvigionamento stabile per i soldati romani e per i coloni.
L’economia ha tratto giovamento da questo settore in continua espansione e i mercanti romani ben presto hanno colto le opportunità di scambi commerciali con le tribù native in particolare con i Galli e gli Spagnoli.
I vini dei romani erano generalmente molto alcolici.
La capacità di invecchiamento era una caratteristica molto apprezzata nei vini romani e di conseguenza le annate vecchie raggiungevano prezzi molto alti. Il diritto romano ha segnato la distinzione tra vino “vecchio” e “nuovo”, per avere diritto alla dizione vino vecchio doveva essere invecchiato almeno 2 anni.
I Romani spesso conciavano i vini con erbe e spezie producendo vini simili all’attuale vermouth e spesso lo conservavano in anfore rivestite di resina. Amavano molto l’odore di vino e sperimentavano diverse tecniche per migliorarne il bouquet, come piantare erbe come lavanda e timo nei vigneti, pensando che i sapori si sarebbero trasferiti attraverso il terreno nell’uva.
Un’altra tecnica largamente praticata era quella di affinare alcuni vini in anfore in soffitte dove veniva convogliato del fumo, dette fumarium, per conferire un aroma di affumicatura.
Il termine “vinum” copriva una vasta gamma di bevande a base di questo. La qualità dipendeva dalla percentuale di succo d’uva puro utilizzato per produrlo e dalla diluizione.
Naturalmente il vino di qualità migliore era riservato alle classi superiori di Roma.
Il vino più prestigioso era il Falernum che si distingueva per la sua capacità di invecchiamento, e si dice che aveva bisogno di almeno 10 anni per affinarsi, raggiungendo il suo picco qualitativo tra i 15 ei 20 anni e a volte anche molto di più.
Plinio testimonia l’esistenza di tre tipi di vino di questo vino: dolce, sottile e austero. Quest’ultimo era considerato il migliore. Il Falerno è stato uno dei vini leggendari dell’antichità ed è stato certamente il primo vino a denominazione di origine del mondo.
Nel 37 a. C. Varrone ha scritto nel suo Res rusticae che il Falernum aumentava di molto in valore quando maturava e Plinio scrisse che il famoso Falernum Opimianum (era stato raccolto nelle centurie di Lucio Opimio ) del 121 a. C. fu servito in un banchetto dell’anno 60 a. C. in onore di Giulio Cesare, in occasione delle sue conquiste in Spagna. Anche Caligola amava il Falernum Opimianum invecchiato per molti decenni. e Petronio Arbitro nella cena di Trimalcione fa servire quale vino più importante il Falernum Opimianum invecchiato cento anni.
Il Falernum fu dunque il più famoso vino prodotto nell’antica Roma, considerato un primo vino “ grand cru” o di culto nel suo tempo, venduto in tutto il mondo, la sua reputazione è stata immensa.
Anfore di Falernum sono state vendute in Britannia, Gallia, Hispania, Cartagine ed Alessandria d’Egitto.
Fu il vino offerto da Cleopatra a Cesare dopo la vittoria.
La sua origine è incerta, ma sembra sulle pendici del Monte Massico.
Il celebre medico Galeno scrisse, nel 180 d. C., di dubitare che tutti i Falernum in vendita a Roma fossero originali, dunque anche allora esisteva il rischio di contraffazione delle doc!
Nelle rovine dell’antica Pompei è stato trovato un listino prezzi sulla parete di un termopolio che dichiara:
Per un asse puoi bere vino
per due assi si può bere il migliore
e per quattro può bere Falerno

Un termopolio era uno stabilimento commerciale in cui il cibo poteva essere comprato pronto da mangiare e di fatto era l’antenato dei moderni fast food ed era frequentato dal popolo.
Altri prestigiosi vini romani sono stati , il Cecubo, Il Mamertino, il Sorrentino, e il Setino. Il Cecubo e il bianco Sorrentino avevano bisogno di almeno 25 anni. Il Setino spesso veniva miscelato a neve dalle montagne.
Vini inferiori venivano adulterati con additivi come conservanti o spezie forti per coprire i difetti. A volte piccole quantità di sale o di acqua di mare sono stati alcuni degli additivi. Columella sosteneva che il sale poteva essere aggiunto e il gusto del vino sarebbe potuto anche migliorare. In una delle sue ricette propone un vino bianco fermentato con acqua di mare e di fieno greco , che avrebbe prodotto un sapore molto simile al moderno sherry secco.

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This article has 8 comments

  1. Effettivamente è corretto affermare che per Falernum Opimianum si intende il Falernum prodotto nel 121 a.C. e che dunque si tratta dell’annata più prestigiosa dell’epoca romana. Definito Opimianum perché prodotto quando Lucio Opimio era Console.

  2. Alessandro Fanchin

    Non si possono fare delle ricerche per cercare di capire che sapore avessero i vini di allora e in particolare il Falerno?

    • Alessandro esistono già studi in questo senso, il Falernum Opimianum si conservava per oltre 100 anni comunque doveva essere un vino molto alcolico, certamente ossidato, un po’ come un vinsanto secco o un Madeira. Generalmente i vini venivano conciati con miele, erbe e resine, ma probabilmente questo non era il caso del Falernum Opimianum che era austero e molto più “naturale”.

  3. ecco !
    ma che c’abbinavano, con il cosciotto di giraffa ?
    😀

    • Ho visto anch’io il quadro del banchetto con il cosciotto di Giraffa. Certamente si trattava di un banchetto di alto livello e quindi immagino che il vino abbinato fosse Falernum della tipologia”austero”.

  4. Pingback: COPPIERE.itLe origini del vino in Italia (prima parte) - COPPIERE.it

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